Per Una Socialità Postmoderna

Analisi sociosemiotica della scena dance dai club ai rave nella rappresentazione contemporanea delle neotribù

Tesi magistrale · Media, Visual Culture & Sound Studies

Da dove nasce la ricerca

Questa ricerca parte da una domanda molto semplice e molto ampia:

Perché continuiamo a cercare spazi in cui perderci insieme?

Club, rave, feste illegali, rituali collettivi, trance, danza: fenomeni molto diversi tra loro, ma attraversati da una stessa tensione verso appartenenza, evasione, relazione e condivisione emotiva.

Il lavoro osserva la scena dance contemporanea come spazio in cui le neotribù postmoderne costruiscono forme di socialità che resistono all’individualizzazione, alle norme e ai dispositivi di controllo.

Copertina della tesi magistrale di Maura Castrignanò sulla scena dance, club culture, rave e neotribù contemporanee

Dalla ritualità alla scena techno

La ricerca parte molto prima della club culture contemporanea.

Attraverso il confronto con i riti dionisiaci, il tarantismo e la trance rituale, ricostruisce una continuità tra forme antiche e moderne di esperienza collettiva.

Il corpo, la musica e la danza diventano strumenti attraverso cui interrompere temporaneamente l’ordine quotidiano, entrare in relazione con gli altri e sperimentare forme di liberazione e trasformazione del sé.

La danza non è solo intrattenimento: può diventare rituale, appartenenza e forma di resistenza.

La potenza del tribalismo postmoderno

Il cuore teorico della ricerca prende forma attraverso il concetto di neotribù, soprattutto a partire da Maffesoli.

La scena dance viene letta come uno spazio in cui identità individuale e appartenenza collettiva si intrecciano continuamente.

Non più gruppi stabili e definiti, ma reti effimere, emotive, mobili, costruite intorno a esperienze condivise, rituali, estetiche e sensibilità comuni.

Qui emergono temi come:

  • appartenenza;
  • disindividualizzazione;
  • simbiosi affettiva;
  • edonismo;
  • presentismo;
  • hic et nunc;
  • costruzione di identità collettive.

Quando l’estetica della scena dance dilaga

Il secondo capitolo osserva cosa succede quando simboli, codici e linguaggi della scena elettronica escono dai club e diventano parte della cultura mainstream.

La ricerca attraversa:

  • Cinema
    Come clubbing, rave e culture underground vengono rappresentati e semplificati attraverso immagini, personaggi e narrazioni.
  • Fashion system
    Come tatuaggi, piercing, estetiche e simboli della scena vengono assorbiti dalla moda e trasformati in linguaggi commerciali.
  • Trendcore e digitale
    Come micro-estetiche e identità collettive si diffondono rapidamente online, diventando nuove forme di appartenenza visiva.
  • Media
    Come la rappresentazione giornalistica differisce tra scena legale e illegale, contribuendo a costruire immaginari, stereotipi e panico morale.

Quando una cultura underground diventa estetica mainstream, cosa rimane dei suoi valori originari?

Mainstream, underground e controllo

La ricerca mette anche in discussione la contrapposizione semplice tra “commerciale” e “alternativo”.

Club mainstream, spazi underground e rave illegali non differiscono soltanto per il genere musicale o per il pubblico, ma anche per modalità di socializzazione, controllo, gerarchie e forme dell’esperienza collettiva.

Da una parte emerge un edonismo più regolato e “calcolato”, dall’altra forme di vicinanza, solidarietà e sospensione del principio di prestazione.

Il punto non è stabilire quale scena sia “autentica”, ma osservare come cambiano le relazioni e il senso di appartenenza nei diversi spazi.

La socialità che resiste

Il terzo capitolo porta la ricerca nel presente e affronta il decreto anti-rave, la costruzione mediatica del raver e il rapporto tra istituzioni, proibizionismo e scena illegale.

Entrano qui temi come:

  • devianza;
  • panico morale;
  • sostanze e riduzione del danno;
  • proibizionismo;
  • dispositivi di controllo;
  • rappresentazione mediatica;
  • bisogno di spazi comuni.

Il punto centrale però resta la socialità.

Anche quando cambiano luoghi, tecnologie e forme della scena, continua a riemergere il bisogno di evasione collettiva, vicinanza, movimento e appartenenza.

Le scene cambiano. Il bisogno di stare insieme resta.

Le interviste

La ricerca si chiude con un approfondimento empirico attraverso quattro interviste integrali a persone che hanno vissuto, studiato o raccontato direttamente la scena dance:

Pablito el Drito
aka Pablo Pistolesi

Shrui-khan
aka Jan Hartungen

Tobia D’Onofrio

Enrico Petrilli


Le interviste diventano un modo per mettere in dialogo teoria e vissuto, e per osservare dall’interno temi come rave, socialità, scena elettronica, appartenenza, sostanze, trasformazioni culturali e dispositivi di controllo.

Cosa mi porto dietro da questa ricerca

Riguardandola oggi, ciò che mi interessa di più è il modo in cui un fenomeno culturale può diventare una lente per osservare bisogni collettivi, trasformazioni sociali e tensioni tra libertà, controllo, identità e appartenenza.

Questa ricerca mi ha insegnato a guardare oltre l’estetica di una scena e a chiedermi:

Che bisogno sta esprimendo?

Da cosa sta prendendo le distanze?

Quale forma di comunità sta provando a costruire?

E cosa ci racconta della società in cui emerge?

Ed è esattamente il tipo di domanda che vorrei continuare a portare dentro Research Lab.